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Comunicati ufficiali USMIA.

  • Cambio vertice Comando Ogaden: Masciulli passa a Castello

    Cambio vertice Comando Ogaden: Masciulli passa a Castello

    Cambio al vertice del Comando Interregionale Carabinieri Ogaden tra i Generali Masciulli e Castello a Napoli

    CAMBIO AL VERTICE DEL COMANDO INTERREGIONALE “OGADEN”: PASSAGGIO DI CONSEGNE TRA I GENERALI MASCIULLI E CASTELLO

    GRAZIE AL GENERALE DI CORPO D’ARMATA MASCIULLI, FUTURO DIRETTORE DELLA D.I.A. – AUGURI AL GENERALE DI CORPO D’ARMATA CASTELLO

    Napoli 10 settembre 2026

    Questa mattina, presso la Caserma “Vittoria” di Napoli, sede del Comando Interregionale “Ogaden”, alla presenza del Comandante Generale dell’Arma, Gen. C.A. Salvatore Luongo, e di numerose Autorità civili, militari e religiose, delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, dell’Associazione Nazionale Carabinieri e delle Rappresentanze sindacali, si è svolta la cerimonia di cambio al vertice.

    Per USMIA Carabinieri erano presenti il Segretario Generale Carmine Caforio e il Segretario Regionale Generale Massimo Gambino.

    Ha preso per primo la parola il Gen. C.A. Nicola Massimo Masciulli che, nel discorso di commiato, ha ricordato con commozione gli Eroi caduti, onorando in particolare il sacrificio del Maresciallo M.O.V.M. Carlo Legrottaglie, caduto a Francavilla Fontana il 12 giugno 2025 sotto i colpi d’arma da fuoco di un vile malvivente, a pochi giorni dal congedo. Eroe che lo stesso Generale aveva ricordato pochi giorni prima con l’inaugurazione del cippo a lui dedicato.

     

    A seguire, il Gen. C.A. Rosario Castello ha assunto formalmente il Comando, esprimendo gratitudine per l’incarico in un territorio straordinario e impegnativo.

     

    Ha concluso la cerimonia il Comandante Generale, che ha aperto il suo intervento con un pensiero ai Caduti:

    “Il mio primo, commosso pensiero va ai nostri Caduti e alle loro famiglie. A chi ha pagato con la vita la fedeltà al proprio dovere. Il tempo può attenuare molte cose, ma non può consumare il dolore di una famiglia che ha perso un proprio caro”.

    Richiamando il senso del comando, ha poi aggiunto:

    “Quando i costruttori romani dovevano innalzare un arco, utilizzavano una struttura provvisoria di legno: la cèntina. Il Comandante è, in qualche modo, quella cèntina. Sostiene, orienta, dà equilibrio. Ma non costruisce per sé”.

    Al Gen. Masciulli:

    “Oggi la cèntina del tuo comando viene tolta. E possiamo vedere che l’arco regge”.

    Al Gen. Castello:

    “A te il compito di raccogliere il testimone e di portarlo avanti. Non cancellare ciò che è stato fatto prima di noi, ma aggiungere una pietra all’arco”.

    E a tutti i Carabinieri dell’Ogaden ha rivolto due passaggi di straordinaria forza:

    “Il Comando cambia. I Comandanti cambiano. Ma rimane ciò che davvero conta: il senso del dovere, la fedeltà alla Repubblica e quel legame che unisce tutti noi sotto la stessa Fiamma. Nell’Arma nessuno è solo”.

    “La mia vicinanza alle donne e agli uomini dell’Arma per me è l’essenza della mia missione e su questo nessuno mi potrà far fare un passo indietro”.

    USMIA Carabinieri ringrazia il Gen. C.A. Masciulli per il lavoro svolto alla guida dell’Ogaden con autorevolezza, equilibrio e umanità, e gli augura buon lavoro per il prestigioso incarico di Direttore della D.I.A. dall’11 settembre.

    Con gli stessi sentimenti, augura buon lavoro al Gen. C.A. Castello.

    Buon lavoro, Generali! USMIA Carabinieri sarà sempre al vostro fianco.

  • Militari, l’incognita delle pensioni: a rischio il futuro delle nuove generazioni in divisa

    Militari, l’incognita delle pensioni: a rischio il futuro delle nuove generazioni in divisa

    Corridoio con uniformi militari e titolo sul futuro previdenziale delle nuove generazioni in divisa
    COMUNICATO STAMPA

    USMIA INTERFORZE

    Militari, l’incognita delle pensioni: a rischio il futuro delle nuove generazioni in divisa

    Il 6 ottobre a Roma il Convegno nazionale USMIA mentre la previdenza del personale militare entra nel confronto sulla prossima Legge di Bilancio. Sistema contributivo, pensioni future, previdenza complementare e specificità del servizio al centro dell’iniziativa

    Corridoio con uniformi militari e titolo sul futuro previdenziale delle nuove generazioni in divisa

    Roma, 11 settembre 2026

    Il futuro previdenziale delle nuove generazioni di militari si profila come una delle questioni più delicate per il Comparto Difesa e Sicurezza. Trent’anni di stratificazione normativa, la coesistenza dei sistemi retributivo, misto e contributivo e una disciplina caratterizzata da istituti specifici hanno progressivamente reso più complesso il quadro pensionistico del personale in divisa. Una complessità che rende difficile per il singolo militare ricostruire con chiarezza la propria posizione previdenziale e, soprattutto, valutare quale prospettiva economica lo attenda al termine della carriera.

    Una questione che assume oggi una rilevanza ancora maggiore. Il tema della previdenza del personale militare è entrato nel confronto in vista della prossima Legge di Bilancio, mentre il sistema pensionistico italiano si prepara a nuovi adeguamenti dei requisiti di accesso a partire dal 2027. Per il Comparto Difesa e Sicurezza la discussione si intreccia con una questione ancora più profonda: riconoscere sul piano previdenziale la specificità di professioni caratterizzate da particolari obblighi, requisiti di idoneità e condizioni operative.

    Il convegno nazionale del 6 ottobre

    È in questo scenario che si inserisce il Convegno nazionale “Militari e previdenza: il rischio di una nuova emergenza sociale. Previdenza, dignità e futuro del personale in divisa”, in programma martedì 6 ottobre 2026, dalle ore 9.30, presso il Circolo Ufficiali dell’Esercito “Pio IX”, in Viale Castro Pretorio 95 a Roma, promosso da USMIA Interforze.

    Sistema contributivo e specificità militare

    Il rischio è che il divario previdenziale tra le generazioni diventi sempre più marcato. Per il personale più giovane, il sistema contributivo assume infatti un peso determinante nella costruzione della pensione futura, ponendo in primo piano il tema dell’adeguatezza dei trattamenti e delle tutele necessarie per evitare che il passaggio da una generazione previdenziale all’altra produca, nel lungo periodo, conseguenze economiche e sociali difficili da sostenere.

    A rendere il quadro ancora più delicato è la particolare natura della professione militare. La previdenza del personale in divisa non può essere separata dalle specificità che ne caratterizzano la carriera e il servizio. Valorizzazione dei servizi operativi, maggiorazioni, riscatti e ricongiunzioni rappresentano elementi che incidono sulla costruzione della posizione previdenziale e richiedono una conoscenza puntuale degli strumenti disponibili e delle conseguenze delle scelte compiute durante la vita professionale.

    Il nodo della previdenza complementare

    Un nodo centrale resta quello della previdenza complementare e integrativa, ancora largamente inattuata nel Comparto Difesa. Una criticità destinata ad assumere un peso crescente proprio per le generazioni soggette al sistema contributivo e che riporta al centro del dibattito la necessità di strumenti capaci di accompagnare il personale nella costruzione di un trattamento pensionistico adeguato.

    Il problema non riguarda quindi soltanto l’età alla quale il militare potrà lasciare il servizio. Riguarda soprattutto con quali condizioni economiche arriverà alla pensione e quanto il sistema sarà in grado di riconoscere le peculiarità di una carriera militare.

    Il confronto istituzionale

    La questione è ormai anche istituzionale. Nel confronto avviato nei mesi scorsi con le Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari, il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago ha indicato la previdenza coerente con la specificità del personale come un capitolo fondamentale da affrontare nella prossima cornice della Legge di Bilancio.

    Il Convegno nazionale del 6 ottobre si colloca dunque in un passaggio particolarmente significativo, nel quale alle criticità accumulate negli anni si affianca la necessità di individuare soluzioni per il personale più giovane prima che il divario previdenziale possa tradursi in un problema sociale di dimensioni più ampie.

    Programma e obiettivi del convegno

    Da qui l’attenzione alla previdenza dedicata al personale militare, alla valorizzazione dei servizi operativi, alle maggiorazioni, ai riscatti e alle ricongiunzioni. Nel corso della giornata saranno inoltre affrontate, attraverso simulazioni pratiche, le scelte previdenziali che possono incidere sulla posizione individuale nelle diverse fasi della carriera.

    Il convegno riunirà i vertici delle APCSM e i responsabili delle strutture amministrative e stipendiali interforze, con l’obiettivo di affiancare all’approfondimento tecnico un confronto sulle prospettive future e sulle possibili direttrici di riforma.

    «I militari svolgono ogni giorno un servizio essenziale per la sicurezza del Paese. È tempo di garantire loro un futuro previdenziale dignitoso e adeguato».

    Programma e informazioni utili

    I lavori prenderanno il via alle 9.30 con i saluti istituzionali e la presentazione degli obiettivi del convegno. Seguiranno l’apertura dei lavori, gli approfondimenti sul sistema previdenziale del personale militare e la sessione dedicata alla previdenza specifica del comparto. La mattinata proseguirà con il question time, gli interventi delle APCSM e dei sindacati del Comparto Difesa e Sicurezza e le conclusioni.

    CONVEGNO NAZIONALE
    “Militari e previdenza: il rischio di una nuova emergenza sociale”
    Previdenza, dignità e futuro del personale in divisa
    Martedì 6 ottobre 2026, ore 9.30
    Circolo Ufficiali dell’Esercito “Pio IX”
    Viale Castro Pretorio 95, Roma

    Ufficio stampa
    Genesia Del Giudice
    Email: ufficiostampa.ei@usmia.it

    USMIA Interforze
    Uniti per costruire insieme

  • Legge di Bilancio, USMIA: «Defiscalizzare la tredicesima dei militari. Una misura concreta per riconoscere la specificità»

    Legge di Bilancio, USMIA: «Defiscalizzare la tredicesima dei militari. Una misura concreta per riconoscere la specificità»

    Visual USMIA Esercito con bilancia, busta paga, monete e piastrine militari sulla proposta di fiscalità agevolata per la tredicesima
    COMUNICATO STAMPA

    USMIA ESERCITO

    Legge di Bilancio, USMIA: «Defiscalizzare la tredicesima dei militari. Una misura concreta per riconoscere la specificità»

    Una proposta fiscale concreta per riconoscere obblighi, vincoli e condizioni d’impiego propri della professione militare

    Visual USMIA Esercito con bilancia, busta paga, monete e piastrine militari sulla proposta di fiscalità agevolata per la tredicesima

    12 settembre 2026

    USMIA Esercito si prepara a portare nel confronto sulla prossima Legge di Bilancio una proposta concreta sul trattamento economico del personale: l’introduzione di una fiscalità agevolata sulla tredicesima dei militari, attraverso l’applicazione di un’imposta sostitutiva ridotta rispetto alla tassazione ordinaria.

    Una misura semplice, immediatamente percepibile e capace di tradurre in termini economici un principio che da troppo tempo attende una piena valorizzazione: la specificità della condizione militare.

    L’obiettivo di USMIA è chiaro: consentire alle donne e agli uomini delle Forze Armate di avere, alla fine dell’anno, una tredicesima più consistente, quale misura compensativa dei particolari obblighi, vincoli e condizioni d’impiego che caratterizzano quotidianamente la professione militare.

    Non un privilegio, ma il riconoscimento di una condizione differente

    USMIA ritiene necessario sgombrare il campo da un possibile equivoco.

    La proposta non nasce dalla volontà di riconoscere al militare un trattamento di favore rispetto all’insegnante, al dipendente di un Comune o agli altri lavoratori del pubblico impiego.

    Professioni e condizioni d’impiego differenti possono richiedere strumenti di tutela e compensazione differenti.

    Lo status militare comporta infatti obblighi e limitazioni peculiari, una particolare disponibilità all’impiego, mobilità sul territorio nazionale e all’estero, trasferimenti che incidono sull’organizzazione familiare, servizi notturni e festivi, turnazioni, prolungamenti dell’attività, impieghi operativi e condizioni di servizio che possono determinare rilevanti sacrifici personali e familiari.

    È il complesso di queste condizioni, vissute durante tutto l’anno, che secondo USMIA deve trovare finalmente un riconoscimento economico concreto.

    Una misura compensativa a fine anno

    La proposta sulla tredicesima parte quindi da un principio preciso: utilizzare la leva fiscale per riconoscere economicamente la specificità militare.

    USMIA chiederà di valutare nella Legge di Bilancio l’introduzione di un’imposta sostitutiva agevolata sulla tredicesima mensilità del personale militare, individuando aliquota, platea e coperture finanziarie nell’ambito del confronto con Governo e Parlamento.

    La tredicesima diventerebbe così anche uno strumento attraverso il quale riconoscere, a conclusione dell’anno, i particolari vincoli e disagi sostenuti dal personale nell’assolvimento dei propri compiti.

    Non un bonus occasionale. Non una misura assistenziale. Ma un intervento fiscale collegato alla specificità della professione militare.

    Dalla specificità dichiarata alla specificità riconosciuta

    Per USMIA il tema è più ampio della sola tredicesima.

    Il principio di specificità delle Forze Armate deve progressivamente tradursi in strumenti economici, previdenziali, normativi e fiscali capaci di riconoscere concretamente ciò che viene richiesto al personale.

    La proposta rappresenta quindi un primo tassello di una più ampia strategia di fiscalità compensativa della specificità militare.

    Dopo gli interventi contrattuali, occorre infatti agire anche sulla pressione fiscale, affinché una quota maggiore delle risorse riconosciute al personale rimanga effettivamente nelle disponibilità delle famiglie.

    USMIA Esercito avvierà nelle prossime settimane gli approfondimenti necessari per definire la proposta sotto il profilo tecnico e finanziario e portarla all’attenzione delle competenti sedi istituzionali in vista dell’esame della Legge di Bilancio.

    La nostra posizione è chiara: la specificità non può rimanere soltanto un principio scritto nelle norme. Deve diventare un valore concretamente riconosciuto nella vita professionale ed economica di chi indossa l’uniforme.

    Meno pressione fiscale, maggiore riconoscimento della specificità, più risorse nelle tasche dei militari e delle loro famiglie.

    USMIA
    Uniti per costruire insieme